14 dicembre – Anno A
Nel salmo responsoriale della prima domenica di Avvento abbiamo ripetuto: andiamo con gioia incontro al Signore”. L’avvento, come tutta la nostra vita, è il cammino di Dio verso di noi e il nostro cammino verso di Lui. In questa III domenica di avvento l’invito alla gioia è dominante: il sapere che il Signore viene incontro alla sua creatura per salvarla è sorgente di gioia, di fiducia, di speranza. Ma cos’è la gioia per noi cristiani? Prima di tutto va detto che per noi la gioia è qualcosa di fortemente realistico, perché esprime la certezza della riuscita finale, fondata sugli interventi di Dio nella storia del suo popolo, senza però chiudere gli occhi di fronte alle difficoltà e alle apparenti contraddizioni che l’esperienza di ogni giorno ci presenta. Per questo la gioia cristiana non è riposo o disimpegno dalla fatica a cui siamo chiamati, ma è accompagnata dalla “pazienza”; quella pazienza di cui Giacomo ci parla nella seconda lettura, quando invita ad essere pazienti fino alla venuta del Signore; come l’agricoltore che aspetta il frutto prezioso della terra, messo continuamente in pericolo dalla incertezza delle stagioni. La pazienza di cui parla san Giacomo non è la passiva rassegnazione di fronte all’ingiustizia, alla violenza, al sopruso, ma l’attesa, sofferta e gioiosa al tempo stesso, che gli sforzi umani per realizzare il disegno di Dio arrivino al loro compimento.
Se è vero questo, allora possiamo gioire davvero, perché la profezia che abbiamo ascoltato da Isaia non è un sogno. Il deserto in cui abbiamo trasformato il mondo, con la grettezza e l’individualismo, fiorirà di comprensione e solidarietà; le mani deboli, troppo intorpidite per avere qualsiasi reazione, saranno capaci di accarezzare, aiutare, stringersi in amicizia; le ginocchia vacillanti, incapaci di sostenere un esistenza con forza e senso, si irrobustiranno per gustare una vita carica di valori; i timorosi, sempre pessimisti, sempre dubbiosi e avversi, troveranno motivi di speranza, di fiducia, di desiderio per costruire un futuro più attraente e possibile. Non è un sogno; meglio è un sogno, il sogno di Dio che Gesù comincia a rendere realtà: andate a dire a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi ci vedono, gli storpi camminano … Con Gesù si apre davvero un tempo nuovo. Lui, il Signore, sta a cavallo tra la promessa di Dio e il suo compimento. Per accogliere il suo messaggio e viverlo il Signore ci dice una cosa importante: Beato chi non si scandalizza di me.
Ciò vuol dire: a) accettare che Dio agisce dove e come vuole e per mezzo di chi vuole; e questo molte volte non coincide con quello che noi vogliamo; b) sapere interpretare i segni e le persone attraverso le quali ci viene il bene: non è dei nostri, non pensa come noi, non è nemmeno della nostra religione. E’ lo stesso dubbio del Battista: nemmeno Gesù dava l’idea del Messia potente e vittorioso; eppure non lo rifiuta ma cerca una risposta con onestà; c) arrendersi ai fatti e alle persone che portano aiuto concreto agli uomini.
don Simone