1° marzo 2026 – Anno A
Siamo alla seconda tappa domenicale del nostro cammino di quaresima. Se domenica scorsa la liturgia ci invitava a prendere atto della nostra fragilità, del nostro essere continuamente esposti alla tentazione, oggi la Parola ci invita a guardare alla bellezza della meta che ci attende, una meta che dà senso alla fatica del cammino e all’incertezza della partenza, del muovere i primi passi.
Non sarà stato per nulla facile per Abram assecondare la voce di Dio che lo invitava a lasciare tutto, ad abbandonare ogni certezza, ogni punto di riferimento: “Vattene”! Sarebbe stato certamente più comodo se si fosse accontentato di ciò che aveva … eppure la sua sarebbe stata una vita senza discendenza, senza futuro! Avrebbe potuto egoisticamente accontentarsi e curarsi di se stesso e dei propri affari … in fondo, l’Avversario, il Nemico, Colui che è sempre accovacciato alla porta del nostro cuore – come abbiamo ascoltato domenica scorsa – proprio questo continuamente induce a pensare: basti a te stesso, pensa a te, piega tutto a te stesso, sii tu stesso il dio della tua vita … ma chi te la fa fare? … ma che male c’è? … non fanno così anche gli altri?
Abram, a differenza di Eva ed Adamo, preferisce fidarsi di Dio, obbedisce, parte “come gli aveva ordinato il Signore” … e la sua vita, nonostante le prove e le sofferenze, si trasfigura, diventa “benedetta” ed egli diventa causa di “benedizione”!
L’obbedienza alla Parola di Dio “trasfigura” le nostre esistenze, le cambia, le rende bellissime!
In questa seconda domenica di quaresima anche noi lasciamoci condurre da Gesù in disparte, su un alto monte!
Come domenica scorsa ci veniva presentata una sorta di “topografia” della tentazione (deserto, luogo più alto del tempio nella città santa, monte altissimo) in questa domenica ci viene presentata una “topografia” della trasfigurazione: abbiamo bisogno di sottrarci a caos della folla, abbiamo bisogno di un “luogo in disparte” – “nel segreto” ci veniva detto dalla pagina del Vangelo del mercoledì delle ceneri – dove poter ascoltare, senza essere sedotti da altre voci, la Parola di Dio … abbiamo bisogno di salire – e ogni salita costa sacrificio, richiede sforzo! – su di un monte alto, in compagnia di Gesù e lì lasciarci contagiare dalla bellezza del suo Volto, una bellezza che ci contagia, che ci trasfigura, nella misura in cui noi ascoltiamo la sua Parola e obbediamo alla sua voce.
Il prefazio di questa seconda domenica di quaresima, di questo cammino che ci aiuta ad associarci alla passione di Gesù (ed è qui il senso della pratica della “via crucis” che viene raccomandata particolarmente durante la quaresima) per essere partecipi della sua resurrezione, così ci fa pregare: “Egli, dopo aver dato ai discepoli l’annunzio della sua morte, sul santo monte manifestò la sua gloria e chiamando a testimoni la legge e i profeti indicò agli apostoli che solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione”.
Solo attraverso la passione possiamo giungere al trionfo della risurrezione … solo lasciando la propria “terra”, le proprie certezze, il proprio “io” … solo “morendo a se stessi”, solo prendendo “ogni giorno la propria croce”, solo obbedendo ad una parola che sembra contrastare la nostra presunta libertà possiamo giungere al trionfo della resurrezione!
Ed è anche questo il senso dell’esortazione che l’apostolo Paolo rivolge al discepolo Timoteo e a ciascuno di noi: “soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia”!
Nell’ascolto obbediente alla Parola di Dio, al Vangelo, c’è il segreto della “trasfigurazione”!
Chiediamo al Signore di passare dalla sfigurazione dell’obbedienza cieca a noi stessi e alle nostre passioni alla trasfigurazione dell’obbedienza alla sua Parola di salvezza!
don Simone