I Domenica di Quaresima

22 febbraio 2026 – Anno A

In questa prima tappa domenicale del nostro cammino di Quaresima, la liturgia ci invita a prendere atto che il tentatore e la tentazione sempre fanno capolino nella nostra vita e assediano il nostro cuore (“Il peccato è accovacciato alla tua porta, verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo”): prenderne atto è il primo passo verso la “guarigione”!

La pagina della Genesi, che prepara ad ascoltare il racconto evangelico, ci presenta il testo del “peccato delle origini”.

Eva e Adamo si lasciano sedurre dalle lusinghe del serpente che, distorcendo la Parola di Dio, insinua nel loro cuore quel dubbio terribile che si potrebbe esemplificare così: Dio non vuole il vostro bene, non vi vuole bene, non vi ama! Dio è nemico della vostra felicità!

Adamo ed Eva sembrano avere la memoria corta, sembrano dimenticare subito la loro origine, la premura di Colui che tutto aveva creato per la felicità dell’uomo e della donna e disobbediscono alla Parola di Dio!

Ecco il peccato delle origini, che San Paolo definisce “disobbedienza” e che si riverbera in ogni nostro peccato … e ogni peccato, che inizialmente ci affascina e ci attrae, che ci seduce e ci fa promesse illusorie, in definitiva ci porta ad essere sempre meno umani, a lacerare la nostra relazione fondamentale con Dio e il nostro rapporto con gli altri, ci disumanizza!

Anche Gesù, subito dopo aver preso consapevolezza del proprio essere “Il Figlio di Dio”, si trova ad affrontare il tentatore e la tentazione.

La tentazione si presenta quando Gesù inizia a sperimentare un bisogno (la fame) e il tentatore suggerisce a Gesù di soddisfare il proprio bisogno piegando la realtà in funzione di se stesso (trasformare le pietre in pane)!

Anche noi siamo tentati e spesso cediamo alla tentazione di piegare le cose e le persone ai nostri bisogni, ai nostri istinti!

La risposta che Gesù dà al tentatore ci aiuta a prendere consapevolezza che non viviamo solo di istinti e di bisogni e che l’Unico che può soddisfare pienamente l’insaziabile desiderio del nostro cuore è solo Dio, è solo la Sua Parola!

Non solo le cose e le persone, ma anche Dio: il tentatore ci porta a stravolgere non soltanto il rapporto con il creato e le creature, ma anche con il Creatore! Ci porta ad essere ciechi e a vivere il nostro rapporto con Dio piegandolo a noi stessi e al nostro desiderio di “superpotenza”!

“Dio deve fare ciò che io gli chiedo”: è la dinamica della seconda tentazione, a cui Gesù risponde ricordando che Dio non va messo alla prova, Dio si prende cura di noi … mai si dimentica di noi e noi dobbiamo obbedire alla Sua Parola, che è per la nostra salvezza, per il nostro bene!

A volte può capitare di soddisfare l’insoddisfazione che abbiamo nel cuore attraverso il possesso, annebbiati dall’idea che più abbiamo più siamo al sicuro, più siamo forti, più siamo potenti, più siamo “come Dio”!

E questa bramosia dell’avere si traduce in “adorazione del diavolo”: arriviamo a sacrificare tutto pensando di poter possedere tutto, ma in definitiva perdiamo tutto … e perdiamo noi stessi!

Gesù risponde rimandandoci al primo comandamento: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”, “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”!

Dio solo, infatti, solo il Suo Amore, Lui solo che si prende cura di noi, può davvero soddisfare l’insoddisfazione del nostro cuore!

Al tentatore, che sempre si presenta nella nostra vita, soprattutto nei momenti in cui siamo più fragili e vulnerabili, dobbiamo imparare a rispondere come Gesù: sono figlio di Dio, Egli è mio padre, si prende cura di me, nella sua volontà, anche se a volte può capitare di non comprenderla o che sia poco attraente, è la mia vera felicità e il mio vero bene!

don Simone