I Domenica di Avvento

30 Novembre 2025 – Anno A

Con questa domenica ricomincia l’anno liturgico e comincia il tempo di Avvento.

Ogni Avvento ci rimette in viaggio, ci fa muovere i passi, con Giuseppe e Maria, verso Betlemme. Questo viaggio noi sappiamo di doverlo fare non per una nostalgia del passato o per fare una rievocazione storica. Questo viaggio lo dobbiamo fare perché ci scopriamo, anno dopo anno ben lontani da Betlemme, bisognosi di conversione: non abbiamo ancora accolto completamente Cristo, quindi non siamo pienamente cristiani. C’è anche quest’anno un di più che il Signore aspetta da noi. Che cos’è? Innanzi tutto è una conversione alla speranza: Isaia nella prima lettura guarda al futuro e dice: «Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno: Venite, saliamo sul monte del Signore … Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra». Sembra un sogno. La realtà quotidiana ci riserva guerre, armi, stragi. È allora il nostro un mondo senza speranza?

La fede in Dio ci permette di leggere in profondità la storia e dire che come il freddo dell’inverno prepara la meraviglia della primavera, così il dolore di oggi prepara una vita nuova, una resurrezione del mondo. Questo non è un sogno, ma un atto di fede confortato da tante prove, soprattutto dal fatto che Cristo è venuto tra noi, è stato crocifisso ed è risorto. Per questo in un mondo sconvolto dobbiamo proclamare la nostra speranza, anzi noi stessi diventare speranza. Come? Gesù ci da un comando: Vegliate. Vale a dire: state attenti, camminate nella strada giusta. San Paolo commenta: « La notte è avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via perciò le armi delle tenebre e indossiamo le armi della luce». In ognuno c’è un po’ di tenebra, zone ancora non redente da Cristo.

L’Avvento è il tempo per metterci in ricerca delle radici del male dentro noi, per metterle allo scoperto e lasciarci guarire dal Cristo. Riscopriamo in questi giorni il valore del sacrificio, che vuol dire libertà, condizione per vivere la vita come dono di se, compimento dell’Avvento. La proposta cristiana del sacrificio è un’affermazione che va al di la delle mondane sistemazioni. Riscopriamo questa originalità: facciamo penitenza per essere più liberi per il dono di se al Signore e ai fratelli. Riscopriamo la via della carità: ogni “di più” che il Signore ci domanda per la nostra conversione è un “di più nella carità. Ho letto che nel mondo si producono annualmente 300Kg di pane per persona e 4000 Kg di tritolo per abitante. Questo è orribile! Quasimodo ha scritto: “siamo ancora barbari siamo ancora all’età della pietra”. Il credente ha il compito di educare il mondo alla misericordia. L’Avvento è tempo per ritrovare la via della carità! Facciamo questi passi e chissà se non ci avvicineremo un po’ di più a Betlemme rispetto agli anni passati …

Don Simone